{"id":465,"date":"2008-08-26T11:03:26","date_gmt":"2008-08-26T09:03:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.astroimaging.it\/blog\/?p=465"},"modified":"2025-07-28T16:38:25","modified_gmt":"2025-07-28T14:38:25","slug":"plutone-caronte-separati-con-strumentazione-amatoriale-19082008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/2008\/08\/26\/plutone-caronte-separati-con-strumentazione-amatoriale-19082008\/","title":{"rendered":"PROGETTO: Plutone e Caronte separati con strumentazione amatoriale &#8211; 19\/08\/2008"},"content":{"rendered":"<h6 style=\"text-align: center;\">Ringrazio Rodolfo Calanca per avermi aiutato nella stesura di questo articolo<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-466\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/processed4x.jpg\" alt=\"processed4x\" width=\"247\" height=\"272\" \/><\/h6>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida pi\u00f9 grande che ho affrontato nella mia ormai pluriennale attivit\u00e0 di astroimager non professionista \u00e8 costituita dal mio tentativo e grazie anche al valido contributo di Daniele Gasparri, fortunatamente coronato dal successo, di separare una delle coppie di oggetti celesti pi\u00f9 difficili, il sistema Plutone-Caronte, un\u2019impresa generalmente considerata al limite delle possibilit\u00e0 strumentali dell\u2019amatore medio. L\u2019occasione si \u00e8 presentata a seguito dell\u2019invito della rivista Coelum di tentare la difficile impresa, invito che ho prontamente raccolto.<!--more--><\/p>\n<p>Una volta presa la decisione di tentare di separare questa incredibile coppia, ho fatto un\u2019infruttuosa ricerca sul web per vedere se qualcuno aveva gi\u00e0 prodotto delle immagini con telescopi di diametro inferiore al metro. In accordo con Daniele che aveva predisposto un team di astroimager a livello internazionale, si fece il punto della situazione su quali potessero essere le metodiche da utilizzare per raggiungere l&#8217;obiettivo. Di immagini di Plutone non ve ne erano gran ch\u00e9, oltre alle solite bellissime immagini del telescopio Hubble, ovviamente inarrivabili, trovai quella della scoperta di Caronte che riporto di seguito:<a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/plutocharonoldpict.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-468 alignright\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/plutocharonoldpict.jpg\" alt=\"plutocharonoldpict\" width=\"342\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p>Immagine del 2 luglio 1978, data della scoperta di Caronte su di una lastra fotografica al telescopio USNO di 1.55m di diametro. La protuberanza che altera il profilo di Plutone \u00e8 l\u2019immagine di Caronte. Il mio obiettivo era di produrre con la mia strumentazione un risultato simile. (questa foto \u00e8 apparsa nell\u2019articolo: J.W. Christy, R.S. Harrington, The satellite of Pluto, The Astronomical Journal, 83, 8, pp. 1005-1008, agosto 978).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/sxvh9qe.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-469\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/sxvh9qe.jpg\" alt=\"sxvh9qe\" width=\"372\" height=\"229\" \/><\/a>La risposta spettrale del sensore Sony ICX285, installato sulla mia Starlight, confrontato con altri sensori commerciali. Particolarmente rilevante l\u2019efficienza quantica tra 400 e 800nm, superiore al 25% sull\u2019intera banda spettrale, con un picco del 65% a 500nm. I film fotografici hanno un\u2019efficienza massima del 5%.<\/p>\n<p>Immediatamente il mio obiettivo \u00e8 stato di emulare quel risultato con il mio Meade 14&#8243;, LX200GPS, filtro R+Ir e CCD Starlight Xpress SXV-H9 a 16 bit (una camera commerciale di buone prestazioni). In pratica, una sfida, solo in apparenza impari, con un telescopio professionale di 1.5 metri di diametro. La differenza, a mia favore, \u00e8 che oggi disponiamo di sensori digitali CCD molto pi\u00f9 performanti della \u201cvecchia\u201d fotografia chimica.<br \/>\nMi sono subito reso conto che avrei dovuto curare con la massima attenzione la tecnica di ripresa, facendo in modo che il disco di Plutone non avesse mai, in nessuna singola immagine, pixel pi\u00f9 luminosi di 5000 ADU (valore deciso dopo i test condotti nelle sessioni preliminari) e che, con 9 metri di focale, nel campo di ripresa fossero presenti stelle di almeno 16a magnitudine.<br \/>\nIl valore di 5000 ADU \u00e8 stato dettato anche dal fatto che la tecnica di elaborazione delle immagini da me suggerita dovesse essere in accordo con i dati acquisiti e ha previsto due passaggi, attraverso l\u2019applicazione di un filtro di Gauss e di una deconvoluzione Richardson-Lucy alternati Gauss0.5+(R-L 2.5&#215;11) e Gauss1.0+(R-L 1.5&#215;11). Regola fondamentale \u00e8 stata che al termine del processo suddetto il disco di Plutone non dovesse risultare saturo. Condizione, questa, assolutamente fondamentale per consentire di rilevare la presenza di Caronte in un\u2019area con un raggio di appena 0.8&#8243; intorno a Plutone.<\/p>\n<p>Le sessioni osservative sono state in tutto 15, delle quali 6 effettivamente dedicate all\u2019acquisizione delle immagini, le rimanenti sono state di test e in due casi \u00e8 fallito il puntamento del pianetino.<br \/>\nUna difficolt\u00e0 \u00e8 stata proprio il puntamento di Plutone a 9mt. di focale. La metodica prevedeva l&#8217;inquadratura del campo a f\/10 e, una volta individuato il pianeta utilizzando Cartes du Ciel, si passava a montare la barlow PowerMate 2,5x per ottenere i circa 9mt. di focale.<a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/rawimage.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-471 alignright\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/rawimage.jpg\" alt=\"rawimage\" width=\"308\" height=\"322\" \/><\/a> Questa operazione in parte modificava di poco la centratura del soggetto e la successiva messa a fuoco poteva comportare ulteriori spostamenti.<br \/>\nPer questo motivo si dovevano ricontrollare le mappe pi\u00f9 ingrandite cercando di individuare il pianeta e centrarlo di nuovo. Questa operazione portava via al massimo 60&#8242;, ecco il motivo per cui in due occasioni ho dovuto rinunciare: superamento del tempo pianificato per la centratura del soggetto. Superato questo tempo limite, il pianeta si sarebbe trovato nell&#8217;ora successiva troppo basso sull&#8217;orizzonte e quindi in condizioni non adeguate a ripreseefficaci.<br \/>\nLa sessione del 19 agosto 2008 delle 20:05 (ora media) TU ha mostrato la presenza di una protuberanza sin dall&#8217;immagine stack di 21 frames.<br \/>\nIn quella serata, particolarmente favorevole dal punto di vista del seeing, anche i singoli frames, sebbene con qualche difficolt\u00e0, mostrano una &#8220;elongazione&#8221; del disco planetario,<a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/processed1x.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-472\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/processed1x.jpg\" alt=\"processed1x\" width=\"341\" height=\"429\" \/><\/a> ma non solo, anche la stella (a) (USNO J1753399-171359) come si vede nella figura che segue, che \u00e8 effettivamente doppia e le cui componenti sono nettamente pi\u00f9 luminose di Plutone, mostra una significativa elongazione per la presenza dei due dischi stellari.<br \/>\nLa maggior luminosit\u00e0 della stella (a) si traduce per\u00f2 in un livello di luminosit\u00e0 dei loro dischi che supera i 5000 ADU (in media 17000) nei singoli frame. Pertanto, dopo l\u2019elaborazione di tutti i frame con il procedimento che ho indicato sopra, la saturazione dei loro dischi ne ha prodotto la fusione indifferenziata, rendendo quindi impossibile separare le singole componenti.<br \/>\nInvece, se esaminiamo la stella singola (b), la USNO J1753401-171408, che non \u00e8 doppia ed ha una magnitudine minore della (a), assai simile a quella di Plutone, vediamo che il suo disco non presenta pixel saturi anche dopo il processo di elaborazione.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 da aggiungere anche che l&#8217;intervallo di tempo mai superiore all&#8217;ora e in questo caso inferiore ai 20&#8242;, ha permesso di non evidenziare il moto di Plutone come invece si nota in questo test preliminare di maggio:<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/plutoanim.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-473 alignright\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/plutoanim.gif\" alt=\"plutoanim\" width=\"374\" height=\"332\" \/><\/a>La misura della distanza tra Plutone e Caronte ha fornito un valore di 0.7\u201d +\/-0.15\u201d.<br \/>\nEssa \u00e8 coerente con quella riportata da molti simulatori: tutti i valori oscillano, infatti, nell\u2019intervallo 0.65\u201d \uf0b8 0.75\u201d, riferiti al 19 agosto alle 20:50 TU.<br \/>\nAnche l&#8217;angolo di posizione di Caronte \u00e8 perfettamente compatibile con quello riportato dai simulatori: esso \u00e8 compreso in un intervallo tra 108\u00b0 e 125\u00b0.<br \/>\nE\u2019 utile notare che l&#8217;incertezza della misura di 0.15&#8243; nella distanza tra Plutone-Caronte produce un\u2019incertezza di +\/-15\u00b0 nell\u2019angolo di posizione e, tenuto conto di un errore probabile di +\/-5\u00b0 nel posizionamento angolare dell&#8217;asse N-S della camera CCD, possiamo valutare un&#8217;incertezza finale di circa +\/-20\u00b0. Questo valore ci consente di affermare che la sorgente a fianco di Plutone presente nelle mie immagini e il cui errore di posizione angolare \u00e8 all\u2019interno di un intervallo di +\/-20\u00b0 rispetto all&#8217;angolo di posizione calcolato con i diversi simulatori, sia, con ragionevole certezza, Caronte.<a href=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/compare16x.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-474\" src=\"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/compare16x.jpg\" alt=\"compare16x\" width=\"657\" height=\"358\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il successo che ho avuto nel rilevare Caronte ha almeno una doppia origine: un buon seeing nella serata del 19 agosto scorso (dischi stellari a 9mt. di focale intorno a 1.8&#8243; di FWHM, valore che \u00e8 il doppio circa della massima distanza delle due sorgenti) e l\u2019estrema cura con la quale ho programmato l\u2019acquisizione dei singoli frame per evitare la saturazione del disco di Plutone al termine dell\u2019elaborazione.<\/p>\n<p>La collaborazione con Daniele Gasparri, della redazione di Coelum, port\u00f2 all&#8217;analisi in cieco dei fits delle sessioni migliori per poter effettuare un controllo oggettivo dei dati raccolti. Daniele ha anche elaborato separatamente i fits del 19.08 e ha ottenuto con il &#8220;suo&#8221; metodo una elongazione del tutto simile. Questo a conferma del fatto che due elaboratori diversi, con metodi diversi, hanno ottenuto lo stesso risultato.<\/p>\n<p>Antonello Medugno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ringrazio Rodolfo Calanca per avermi aiutato nella stesura di questo articolo La sfida pi\u00f9 grande che ho affrontato nella mia ormai pluriennale attivit\u00e0 di astroimager non professionista \u00e8 costituita dal mio tentativo e grazie anche al valido contributo di Daniele Gasparri, fortunatamente coronato dal successo, di separare una delle coppie di oggetti celesti pi\u00f9 difficili, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":474,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"image","meta":{"footnotes":""},"categories":[19,33],"tags":[116,120,242,300,302,346,351],"class_list":["post-465","post","type-post","status-publish","format-image","has-post-thumbnail","hentry","category-articoli","category-plutone","tag-calanca","tag-caronte","tag-meade-14","tag-pluto","tag-plutone-2","tag-starlight","tag-sxv-h9","post_format-post-format-image"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=465"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2398,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/465\/revisions\/2398"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/474"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.astroimaging.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}